Perchè portare i bambini in fasce o marsupi

Ed ecco che dopo 9 mesi passati nel ventre materno il bambino nasce. Possiede già molte competenze: riconosce il viso di mamma e la sua voce, ha preferenze, distingue immagini, suoni… E’ in grado di arrivare da solo al seno materno, riconosce i sapori. Prova emozioni, sogna e ricorda. Ma… è tutto nuovo rispetto al mondo che conosce. Ha bisogno di ritrovare quel senso di contenimento che conosce e che lo rassicura. Ha bisogno del calore del corpo materno, di sentire il battito del suo cuore. Molti esperti parlano di una vera e propria fase di esogestazione, una sorta di proseguimento della gravidanza al di fuori dell’utero.

I piccoli hanno bisogno di latte, si. Ma più ancora di essere amati e di ricevere carezze.
Essere portati, cullati, carezzati, essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più.

F. Leboyer

Il neonato non piange solo per fame, dolore o fastidio. O perchè ha le coliche. Piange anche perchè ha bisogno di contatto. Non fa capricci perchè vuole stare in braccio: piange perchè le sensazioni di calore e di contenimento sono per lui esigenze fisiologiche almeno altrettanto importanti.
Alcuni studi dimostrano che tenere in braccio o addosso il bebè riduca la frequenza di pianto del 43% (Hunziker U.A., Barr R.G., Increasing carrying reduces infant crying: a randomised controlled trial, pp. 641-648). Carlos Gonzales nel suo libro Bésame mucho ci spiega il motivo dell’immediatezza ed insistenza del pianto dei neonati: i nostri geni sono gli stessi dei nostri primitivi antenati, se un neonato fosse rimasto solo nella foresta e non avesse cominciato a piangere immediatamente ed insistentemente non sarebbe sopravvissuto!

Anche per papà e mamma è tutto nuovo, specie se è il primo figlio: spesso non è proprio così che ce l’eravamo immaginato. Soprattutto le prime settimane. “Il bambino vuole sempre stare in braccio e io non riesco a fare nulla”, è il cruccio di molte mamme.
E’ curioso pensare che, anche alle nostre latitudini, carrozzine e passeggini siano diventati d’uso comune solo un centinaio d’anni fa! Prima di allora i bambini venivano portati addosso anche nel mondo occidentale, proprio come continuano a fare i due terzi della popolazione mondiale appartenenti alle culture tradizionali , ognuna con i propri tipici supporti.
Da alcuni anni la pratica del portare i bambini nella fascia (babywearing) si sta riscoprendo anche in Europa: è una soluzione semplice ed appropriata per rispondere alle esigenze del neonato, che può conoscere il mondo da una base sicura: il corpo della mamma e le ritrovate condizioni della vita intrauterina. Contemporaneamente risponde alle esigenze della mamma che, con le mani libere e senza l’ingombro di un passeggino/carrozzina, può continuare a svolgere molte delle proprie attività. Portare infatti non è solo una modalità utile per le passeggiate, anche in presenza di barriere architettoniche, metro, autobus…) ma rappresenta una scelta di contatto e di vicinanza continua.

Portare è un momento magico anche per i papà, che possono sperimentare l’abbandono del piccolo sul proprio cuore. La mamma ritrova la sensazione di essere tutt’uno con il suo piccolo come era stato per nove mesi, il papà può scoprire questa sensazione portando.

Esistono molti tipi di supporti porta bebè. E’ fondamentale scegliere il giusto tipo di supporto: deve essere davvero ergonomico e rispettare la fisiologia del bambino e di chi lo porta. E deve essere utilizzato correttamente, con legature idonee. I bambini non devono risultare appesi, non fronte mondo e non a culla.
In seconda battuta è importante scegliere il supporto adatto in base all’età del bambino e alle esigenze per cui si sceglie di utilizzare un supporto porta bebè.